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Il sogno che abiti oggi non chiede di essere interpretato da un sapere accademico, ma esige di essere ascoltato con la pelle.
Qui la voce del sognatore non è l’esibizione di un sintomo, ma una risonanza affettiva che attraversa il cerchio.
Nessun camice invisibile, nessuna gerarchia clinica: solo la carne nuda dell’inconscio che incontra altri corpi, per riscoprire che la guarigione profonda abita da sempre nel tessuto di una relazione sociale e collettiva.










